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La favola di Arciragazzi Roma per i 30 anni de La Città in Tasca

La bellezza salverà il mondo”, scriveva Dostoevskij. E da trent’anni, con “La Città in Tasca”, la bellezza è diventata un linguaggio quotidiano per migliaia di bambini e famiglie romane. Nata nel 1995 grazie ad Arciragazzi Comitato di Roma ODV, nell’ambito dell’Estate Romana, la manifestazione è molto più di un semplice evento: è un festival culturale unico nel suo genere, che trasforma la città in un luogo a misura di bambino, dove il gioco, l’arte e la conoscenza diventano esperienze da vivere insieme, grandi e piccoli.

La manifestazione ha origine da una riflessione sul rapporto tra bambini e città: restituire ai più piccoli spazi di gioco, di scoperta, di socializzazione e di dialogo positivo con il mondo adulto. A Roma, la visione di Anna Maria Berardi ha trasformato questo principio in un progetto concreto, offrendo ai bambini non solo spettacoli e attività pensate per loro, ma l’occasione di toccare con mano il meglio della produzione culturale per l’infanzia: teatro, musica, danza, letteratura, cinema, arti visive e nuove tecnologie.
In questi trent’anni “La Città in Tasca” ha portato magia, stupore e creatività: dai laboratori condotti da artisti come Emanuele Luzzati ed Enrico Baj, alle note di Ambrogio Sparagna, fino agli spettacoli di compagnie storiche come Teatro Verde e Accettella, insieme a produzioni provenienti da tutta Italia e dal mondo. Un viaggio fatto di favole, narrazioni, giochi e atelier artistici che hanno fatto scoprire a generazioni di bambini movimenti e linguaggi, dagli Impressionisti alla Pop Art, dai Futuristi al contemporaneo.
Ma soprattutto, “La Città in Tasca” è stata - e continua a essere - un’esperienza di bellezza condivisa: un festival gratuito dove i genitori partecipano insieme ai figli, scoprendo che la cultura non è noiosa o distante, ma un bene comune da vivere con gioia. Una risposta concreta al bisogno di contrastare la povertà educativa, creando occasioni di incontro e crescita in un ambiente aperto e inclusivo, con un’attenzione speciale alla sostenibilità e al rispetto dell’ambiente, in linea con l’Agenda 2030.
Nel 2025, per la sua 30ª edizione, la manifestazione si racconta in un modo nuovo: Arciragazzi Comitato di Roma ha infatti dato vita a una favola speciale che racchiude la storia, i sogni e la magia di questi tre decenni. E, a grande richiesta, potrai leggerla qui di seguito o scaricarla cliccando sul banner dedicato.

Favola lunga 30 anni

Mi chiamo Pomponio Hylas, anzi Gneo Pomponio Ila e sono il genius loci del Parco degli Scipioni, cioè lo spirito benevolo di questo luogo che si estende a Roma fra Porta Latina e Porta San Sebastiano. Quando entrate nel parco, a sinistra vedrete una piccola casetta. Ebbene, lì dentro, da tantissimi secoli io riposo con mia moglie Pomponia Vitalina in un magnifico colombario romano del I secolo d.C. Sapete che cosa è un colombario? Decorato con mosaici e affreschi, è uno spazio formato da tante nicchie che somigliano ai nidi delle colombe.
In questi spazi spesso noi antichi romani riposiamo dalla fine della nostra vita. In un tempo così lungo abbiamo visto e sentito tante persone, tante voci.
Grida di battaglie o sussurri d’amore.
Risa di gioia e richiami appassionati, giochi di bimbi e canti dolcissimi e tristi.

Poco lontano dal nostro colombario, verso la via Appia Antica, ci sono le superbe antiche tombe della famiglia degli Scipioni, del III secolo a.C. Intorno a noi è passata gran parte della storia di Roma con le sue vittorie, la sua grandiosità, le sue sconfitte, i suoi personaggi, gli imperatori. 
E tutto lo spazio che circonda il parco, attraverso le Mura Latine, i monumenti, il Museo delle Mura, le catacombe e preziosi resti archeologici, racconta alcuni dei momenti più importanti della storia romana. Ed è ancora possibile ascoltare le voci di quei tempi lontani attraverso il fruscìo delle foglie, quando soffia il vento, nelle notti silenziose illuminate soltanto da alcuni fanali o dalla luna quando ci fa un po’ di compagnia. 

A poco a poco intorno a noi infatti, con il passare dei secoli, in questo bel verde che ci circonda, è arrivato il silenzio, interrotto soltanto dal canto degli uccelli, dal passaggio dei carri, dalle voci dei viandanti, o da quelle dei contadini che anticamente andavano a lavorare negli orti vicini. A volte io e mia moglie ci annoiavamo, il tempo era proprio lungo a passare. 

Un giorno finalmente, dopo tanti anni, in una parte di questa campagna furono piantati dei bellissimi alberi - pini, cipressi, lecci, allori, mirti, oleandri - furono tracciati dei vialetti e nacque così il Parco degli Scipioni per opera di Raffaele De Vico, un bravo architetto che creò questo gioiello. Era ormai il 1928. I lavori furono conclusi nel 1931.
E fu così che cominciammo a veder passare davanti al nostro colombario tante famiglie che venivano a passeggiare con i loro bambini. Però si fermavano poco, perché nel parco c’erano sì le panchine, ma mancavano del tutto i giochi.

Trascorse ancora tantissimo tempo. Ormai su via di Porta Latina, la strada di accesso al parco, non passavano più i carri, non più le carrozze, ma strani mezzi di trasporto con le ruote, senza cavalli. Si chiamano automobili e fanno tanto rumore. Le famiglie con i bambini continuavano a frequentare questo spazio magnifico, c’erano persone che portavano a spasso i cani, ma … continuavano a mancare i giochi. Quelli che avrebbero fatto desiderare ai bambini e alle bambine di fermarsi più a lungo per divertirsi e giocare. E noi ci saremmo sentiti meno soli. Perché a me e a Vitalina piacciono molto i bambini. Avremmo potuto ridere, scherzare e partecipare alla loro allegria. Ed ecco che un giorno …

Sì, in un giorno d’estate - eravamo ormai nel 1995 - improvvisamente arrivarono dei furgoni che scaricarono nel parco strani oggetti colorati, dei tendoni chiamati gazebo, e poi assi di legno e di metallo, e vedemmo ragazzi e ragazze aggirarsi indaffarati per realizzare qualcosa di nuovo. Io e mia moglie fummo molto incuriositi, non sapevamo di cosa si trattasse. I ragazzi tornarono anche nei giorni successivi e a poco a poco ci accorgemmo che nel parco stava nascendo… una piccola città!

I gazebo come casette, e poi un palco che ci ricordava qualcosa di simile a ciò che anche ai nostri tempi veniva utilizzato dagli artisti per fare teatro, per cantare, per danzare, per fare musica. Dissi a Vitalina: "Dai, dopo tanti secoli si ricomincia a vivere!". Dopo un po’ di giorni il parco appariva tutto colorato, con tanti disegni e con installazioni che sembravano fatte apposta per giocare. Ma sì! Erano proprio giochi! Infatti le mamme e i papà cominciarono a tornare con i bambini, a curiosare, a guardare, a toccare. Ed ecco che un giorno, davanti al cancello di entrata comparve un gigantesco cartello su cui erano disegnati un bambino e una bambina con due enormi tasche piene di … case, castelli, cupole, ma anche penne, pennelli, strumenti musicali, pupazzi … e tante altre cose. Sotto al disegno, una grande scritta: 

“La Città in Tasca”

Ci chiedemmo cosa volesse dire. 
Ai nostri tempi noi parlavamo la lingua latina. Non eravamo quindi molto esperti della nuova lingua che si parlava al giorno d’oggi. Allora pensammo di consultare un vecchio Gufo che da tanti anni viveva nel parco ed era famoso per la sua saggezza e per la sua cultura. "Ciao Gufo, sai dirci cosa vuol dire “la città in tasca”?". E lui prontamente: "Nella lingua latina voi antichi romani avreste scritto “Urbs in sacculo”" - e aggiunse - "Se osservate bene il disegno capite!". E’ come se per magia i bambini potessero mettere tutti i tesori di una città bella, grande e unica nelle loro tasche, cioè a portata di mano. E’ un modo per far capire ai piccoli, ma anche agli adulti che le bellezze, i monumenti, i parchi, le opere d’arte, ma anche la musica, il teatro, la danza, la storia, i racconti, possono essere goduti da tutti, a cominciare dai bambini, perché appartengono a tutti. 
La magia. Ecco, ci sembrò proprio questo il segreto. La Città in Tasca come una grande magia in cui in un pomeriggio d’estate cominciarono ad arrivare ragazze e ragazzi come fate ed elfi per portare alle bambine e ai bambini, come in un sogno, musica, colori, favole in cui era possibile entrare.

La musica con le sue note cominciò a diffondersi fra i rami degli alberi unendosi al canto degli uccelli, passeri, merli, parrocchetti, pettirossi - e tutti, anche le mamme e i papà, cominciarono a ballare. In un grande gazebo i bambini trovarono colori e pennelli, penne e pennarelli, cominciarono a dipingere, e le Fate della Pittura li portarono di giorno in giorno nel mondo incantato dell’arte per far conoscere loro i grandi pittori, le loro storie e quadri bellissimi. A noi piaceva vedere questi bambini dipingersi a volte anche la faccia, realizzare sculture giganti con materiali di recupero, divertirsi ad inventare forme e colori e chiedere a famosi artisti venuti appositamente a incontrarli: “Come si fa?” E gli artisti si divertivano più dei bambini che a volte apprezzavano l’arte più degli adulti.
In un altro grande gazebo, come alla scoperta di un magnifico tesoro, i bambini trovarono tanti libri colorati con storie, favole e personaggi di tutti i tempi, e le Fate della Libreria cominciarono a leggere, spesso insieme a chi quelle storie le aveva scritte e illustrate proprio per i piccoli che, seduti in cerchio, ascoltavano felici e poi cominciavano a fare domande. “Come si scrive una favola?” “Perché hai scritto questa storia?”. Iniziarono così anche loro a disegnare e a inventare storie e favole colorate che gli uccelli raccontavano durante la notte alle foglie degli alberi e anche a me e a Vitalina. Che bello! Non eravamo più soli! Perché nei giorni seguenti, ogni pomeriggio, tornavano bambine e bambini e trovavano altre fate e altri elfi che li invitavano a giocare con giochi nuovi e divertenti, dopo una sosta al gazebo dei libri e a quello dei colori: ogni giorno nuove storie, nuovi personaggi, nuovi artisti e nuove forme d’arte. Si sfogliavano libri e cresceva la voglia di vederne altri, di cercarne ancora, di leggerli e di averli anche a casa nella propria cameretta. 

Ma nel tardo pomeriggio, quando il sole calava, arrivava un’altra grande magia, quella del teatro. Su un palco piccolo o su un palco grande, ecco apparire personaggi colorati, pieni di luce, mentre la musica accompagnava il loro arrivo. Attori e attrici bravissimi proponevano al pubblico storie antiche o nuove, favole strepitose che divertivano bambini e genitori. Altre volte buffi personaggi di legno o di stoffa - burattini, marionette, ombre, come giocattoli - regalavano altri racconti dentro magnifiche scatole colorate, anche loro accompagnati sempre dalla musica. Per me e Vitalina fu una vera scoperta gioiosa. Ogni giorno questi spettacoli coinvolgevano il pubblico fino a sera, quando a poco a poco scendeva il buio e i bambini, anche se sbadigliavano perché era giunta l’ora di andare a casa, facevano capricci perché se fosse stato possibile, 
sarebbero rimasti anche durante la notte per continuare a divertirsi nello spazio della Piazza del Gioco.

Con La Città in Tasca era nato un habitat dove tutte le arti, gli artisti e i bambini potevano incontrarsi e, attraverso il gioco, interagire. Con la giocosa follia di chi, come l’artista, rompe gli schemi e, con coraggio, tenta di inventare altre realtà, altri mondi, relazioni nuove. Perché l’arte è innocente come l’infanzia e ad essa è affine. Sì, l’arte, perché è proprio nell’arte il primo respiro della vita, quella marcia in più che rende più armoniosa la crescita di ogni bambino e lo accompagna nel cammino della propria esistenza. Io e Vitalina tutto questo lo sapevamo bene fin dai nostri tempi.

La magia de La Città in Tasca consentiva anche di viaggiare nel tempo. Bambine e bambini, di giorno in giorno, diventavano protagonisti di avventure nell’antica Roma oppure si trovavano a vivere in favolosi castelli medioevali e a partecipare a tornei e giostre, ed “entravano” nei quadri dei pittori più famosi.
L’arte per loro non aveva più segreti e sentivano crescere la voglia di andare in giro in altri luoghi della città per scoprire altre opere. Intanto i giorni volavano in compagnia di giocolieri, animatori, clown, trampolieri, burattini, marionette e tanta musica con bambine e bambini, veri protagonisti di questa straordinaria magia. Respirando storia, arte, stupore, scoperte, sempre pronti al sorriso.
 
Ma quando il sole cominciò a tramontare sempre più presto, la notte ad avvolgerci ogni giorno un po’ prima, e l’aria a rinfrescare, capimmo che stava arrivando l’autunno. Ed ecco che un giorno, all’alba, sentimmo che nel parco era sceso un grande silenzio. Spariti i colori, i giochi, la musica, le risa e le voci dei bambini. Come in un brutto sogno. Io e Vitalina ci chiedemmo perché. Era forse un incantesimo di qualche strega cattiva? Chiedemmo subito al nostro amico Gufo cosa fosse accaduto. Ma lui ci rassicurò: ”Nooo! State tranquilli. I bambini ora devono tornare a scuola. E, statene sicuri, porteranno con loro tutto ciò che hanno scoperto e imparato qui in questi giorni” “E comunque” aggiunse “non preoccupatevi, perché La Città in Tasca tornerà l’anno prossimo con tante nuove sorprese e nuovi amici!” Anche i gatti, che durante la notte diventavano un po’ i padroni del parco, con i loro “miaooo!” vollero applaudire e tranquillizzarci. Noi ci sentivamo un po’ tristi, ma poi ci preparammo ad aspettare.

Arrivò infatti il nuovo anno, ed ecco ancora una volta colori, musica, racconti, favole, personaggi e libri, tanti libri e nuovi giochi. Il palco si illuminava ogni sera e offriva al pubblico spettacoli, danze e cartoni animati. Io e Vitalina cominciammo così a conoscere anche il cinema che ai nostri tempi non c’era. I bambini e le bambine intanto imparavano a inventare racconti e a creare piccoli film, ma anche canzoni e, con strumenti vari, facevano musica nello spazio del Giardino Musicale.
Anche quell’estate finì, ma noi già ci preparavamo ad aspettare quella successiva. La magia de La Città in Tasca ci sembrava troppo breve. Avremmo voluto che durasse tutto l’anno.
Arrivò un’altra estate e poi un’altra ancora. E noi, insieme alle bambine e ai bambini, scoprivamo ogni anno cose nuove. Li abbiamo visti rincorrere bolle di sapone giganti che volavano verso il cielo, e scambiarsi figurine e giocattoli, e partecipare alle cacce al tesoro nel parco. Poi, insieme a loro abbiamo conosciuto anche giochi, musiche e amici di paesi lontani, abbiamo imparato l’importanza di difendere la natura, alberi, fiumi, mari, laghi. E poi li abbiamo sentiti parlare dei diritti dei bambini - diritto alla vita, alla famiglia, alla salute, alla pace, al gioco: ai nostri tempi non se ne parlava!
Un giorno un merlo curioso volò su un gruppo di bambini molto indaffarati intorno a un grande tavolo: giocavano con casette, piccoli alberi, tracciavano strade e sistemavano giochi in miniatura. "Cosa fate bambini?" chiese il merlo. E loro, in coro "Stiamo progettando la nostra città ideale per presentarla al sindaco!". Ebbene sì, anche questo accadeva a La Città in Tasca. Una sera il nostro amico Gufo ci disse che nel vicino Parco di San Sebastiano si stava svolgendo la Notte Bianca de La Città in Tasca e bambini e famiglie stavano partecipando ad uno spettacolo di danza notturno molto speciale, sopra un grande prato fra gli alberi. "Caro Pomponio! Cara Vitalina! Se vedeste! Che meraviglia!". Un magico balletto sull’erba di gnomi, fate, cicale, lucciole, libellule e altri abitanti del bosco in cui musica e luci si fondevano nel paesaggio naturale sotto le stelle. Io e Vitalina avremmo tanto voluto essere lì! 

Un pomeriggio arrivò al parco degli Scipioni un furgone tutto colorato. Sul fianco, una scritta: - Ludobus "E questo cos’è?" ci chiedemmo. Ed ecco aprirsi come un’enorme bocca, uno sportello da cui cominciarono ad uscire giochi di tutti i tipi: palle, palloni, pattini, un grande paracadute di tanti colori, burattini, e infine un gigantesco pacco che si aprì, cominciò a gonfiarsi come fosse un grande materasso e …. via! I bambini e le bambine vi piombarono sopra e cominciarono a saltare felici. In seguito gli uccelli ci dissero che quel furgone portava giochi in tutta la città, anche e soprattutto nei quartieri che ne erano sprovvisti. 
Un altro spazio del parco che attirò la nostra attenzione fu quello in cui vedemmo bambini, genitori e vari operatori armeggiare con pezzi di legno, di metallo e grandi oggetti di tutti i tipi. Un vero e proprio cantiere che ci ricordò quelli in cui ai nostri tempi venivano costruite le navi, le famose navi romane. E infatti … "Mamma, papà quando andiamo al laghetto?". Il laghetto? Ma di cosa parlavano? Come sempre il nostro amico Gufo era informato. "Stanno costruendo delle buffe barche con materiali di recupero e poi le porteranno nel laghetto dell’Eur per fare una regata" ci disse. Una regata? Sì, proprio così! E se ne fecero diverse negli anni successivi. Divertentissime, da quello che il Gufo ci raccontò. Ebbene, anche questo succedeva a La Città in Tasca, dove ogni giorno bambini e adulti imparavano cose nuove, una grande festa fatta di immagini, suoni, colori, incontri, libri e tanta allegria. Dove scoprire parole, sensazioni, profumi, sapori, attraverso la poesia, il sorriso, il gioco e l’arte. Dove ogni anno rivedevamo bambini e bambine sempre più grandi finché ... incredibile! Alcuni fra loro, diventati mamme e papà, tornavano con i propri figli. Io e Vitalina ormai li conoscevamo tutti. Quanto a noi, guardando il parco dal nostro colombario, abbiamo imparato che nella grande “tasca” di questa città speciale c’è un prezioso tesoro di tutti i bambini e di tutte le bambine di Roma che si chiama “cultura”, una parola importante declinata qui con il gioco, il divertimento, la fantasia, la creatività. Qui dove le cose più belle diventano possibili, dove le emozioni, i sentimenti e i sogni trovano spazio e diventano reali.

In questi trent’anni abbiamo imparato che quando qui arriva La Città in Tasca, sotto l’ombra accogliente, discreta, sicura e protetta degli alberi, il parco degli Scipioni diventa per tutti uno spazio magico da vivere con il cuore e con i sensi, nel quale ogni anno si rinnovano la sensazione di essere qui da sempre, proprio come noi, e la voglia struggente di non andare mai via. In due o tre settimane il parco diventa questo mondo altro, parallelo, dove i sogni acquistano corporeità, dove non c’è più soluzione di continuità fra le favole e la vita: giochi e fantasie di artisti, scrittori e bambini, che fluttuano e si mescolano nel respiro degli alberi. Dove il tempo, a tratti, sembra essersi fermato ad ascoltare le voci, i desideri inespressi e quelli narrati. Dove presenze dei secoli passati, come me e Vitalina, sembrano vegliare e sorridere ai giochi infantili. Dove paiono rimaste nell’aria le mille storie create, inventate, lette, e le note che hanno accompagnato la scoperta di altri giorni, immagini, amici, modi di essere, di giocare e di viversi: la meravigliosa fatica di crescere. 
E allora ci si avvolge di musica, forme, colori e poesia sempre nuovi. Dove il tempo antico si fa fiaba e rivive per i bambini ma anche per gli adulti, fra gli alberi, le mura secolari, le pietre consunte, le antiche porte, i silenzi sospesi nell’aria profumata. Un habitat che assume i colori e le voci della pace. Sì, perché in questa provvisoria ed effimera dimensione estiva, si ha improvvisamente la certezza che un mondo di pace è possibile, più di quanto possa sembrare: è il miracolo che soltanto l’arte probabilmente può fare. E allora si desidera improvvisamente che La Città in Tasca possa durare non soltanto una stagione, ma tutto l’anno. Una città da cui si esce sempre un po’ più cittadini del giorno prima. 
Quanto a me e a Vitalina, venite a visitare il nostro meraviglioso colombario. Ci farete felici".

“L’iniziativa è promossa e sostenuta dall'Assessorato alla Cultura di Roma in collaborazione con l'Associazione Arciragazzi Comitato di Roma ODV e con il supporto di Zètema Progetto Cultura.”

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